Lettera al Presidente Napolitano




Lettera del presidente dell'Ordine Architetti Roma, Amedeo Schiattarella, al presidente Giorgio Napolitano, inviata l'11 gennaio 2012.


Presidente Giorgio Napolitano
Presidenza della Repubblica
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Illustre Presidente Napolitano,
desidero sottoporre alla Sua attenzione il testo di un appello da noi pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera.

Abbiamo inteso rendere pubblico questo documento per manifestare la  nostra volontà di farci carico di responsabilità collettive, di offrire un contributo costruttivo al futuro dell'Italia, condividendo pienamente la necessità, in questo momento di crisi, di interpretare fino in fondo quel "coraggio civile" e quello "sguardo rivolto con speranza fondata verso il futuro" da Lei richiamati in occasione del suo recente messaggio di fine anno.

Ma il nostro appello pubblico è motivato anche da una profonda amarezza nel constatare il diffondersi di giudizi mediatici sul mondo dei professionisti superficiali, demonizzanti e fuorvianti.

A noi interessa poco un confronto ristretto alla attualità o meno del sistema ordinistico e sul suo essere un presunto freno allo sviluppo del paese.

Come architetti italiani vorremmo partecipare attivamente, invece, ad un confronto sui modelli di sviluppo da adottare per il futuro dell'Italia.

La nostra formazione, infatti, è stata compiuta in una delle più importanti scuole internazionali di architettura, caratterizzata da un alto contenuto teorico-culturale.
L'alto investimento fatto dalla collettività  per formare i 145.000 architetti italiani dovrebbe avere come scopo principale quello di garantire professionalità alte per gestire il futuro dei nostri territori e delle nostre città, per svolgere quella fondamentale funzione di intermediazione tra i fabbisogni della comunità umana e la costruzione delle città contemporanee.

Quanto accaduto in Italia sin dagli anni Sessanta (in modo molto più drammatico che non negli altri paesi sviluppati d'Europa), nei nostri territori, nei nostri paesaggi, nelle nostre periferie sembrerebbe dimostrare che, nonostante le nostre potenzialità, noi abbiamo tradito il compito sociale che ci era stato affidato.

In realtà nel nostro Paese, più che altrove, la trasformazione fisica del territorio è stata governata quasi esclusivamente dalle logiche della speculazione, in un processo di progressiva marginalizzazione del ruolo dell'architetto progettista.

Il processo si è particolarmente accentuato negli ultimi quindici anni (in particolare con l'emanazione del nuovo Codice degli Appalti pubblici) che hanno visto un sistematico indebolimento della funzione mediatrice e autonoma del progetto nel ciclo di produzione dell'edilizia pubblica.

Mentre la Francia si dotava di una Legge per l'Architettura che garantiva, realmente, la centralità ed il valore culturale del progetto, in Italia nulla è stato fatto in termini normativi per dettare regole che promuovessero la vitalità della cultura materiale dei nostri territori.

Oggi nel nostro Paese le Opere Pubbliche sono prevalentemente progettate o all'interno delle stesse Pubbliche Amministrazioni o dalle imprese di costruzione e sono essenzialmente finalizzate all'ottenimento di risultati in termini di consenso elettorale o di profitto.

Gli effetti di questi dispositivi normativi sono sotto gli occhi di tutti.

Per le nuove generazioni di architetti italiani, poi, le attuali regole del mercato rappresentano un ostacolo insormontabile e le prospettive sono per loro ancora più drammatiche: l'assenza di opportunità di fare architettura impedisce la maturazione di quelle esperienze che consentirebbe loro di affrontare la competizione internazionale.

A parità di età, un giovane architetto italiano ha oggi un curriculum nettamente inferiore per quantità e qualità a quello di un collega straniero. Questo significa che nel prossimo futuro il Sistema Italia sarà marginalizzato in uno dei settori che, al contrario, rappresenta un mercato di grandi potenzialità per la nostra creatività.

"Modernizzare il sistema" è la risposta che proviene da larga parte della politica e dal mondo imprenditoriale.

Al di là delle parole, se questo significa adottare i modelli anglosassoni di organizzazione e trasformare i nostri professionisti in imprese, si sta commettendo un grave errore.

La nostra capacità di competere deve essere affidata alle caratteristiche specifiche della nostra identità professionale che è fatta di una visione etica della professione, di densità culturale, di attenzione alla dimensione umana ed alla compatibilità delle trasformazioni, di rispetto della natura e dell'ambiente, ma anche di flessibilità e di piccola dimensione organizzativa.

Nel settore della produzione di beni ad alta qualità, per riconoscimento di tutto il mondo, siamo ineguagliabili. Valorizziamo la nostra identità culturale ed affrontiamo il mercato prospettando una via italiana alle trasformazioni del territorio.

Per questo, come Ordine degli Architetti della Provincia di Roma ci siamo impegnati ed intendiamo lavorare ancora, dando il nostro contributo alla creazione di un vero e proprio progetto per promuovere il ruolo dell'Architettura.

Siamo sicuri della Sua grande sensibilità e della Sua particolare attenzione per questi temi e sappiamo di trovare in Lei un sicuro punto di riferimento per dare forza al nostro impegno.
Per questo Le saremmo grati se, quando lo riterrà opportuno, vorrà incontrare la comunità degli architetti italiani per un aperto e costruttivo confronto sul futuro dell'architettura italiana.

Nel ringraziarLa per l'attenzione Le invio i miei più cordiali saluti,

Il Presidente
Architetto Amedeo Schiattarella

Il diritto all'architettura è un diritto di tutti




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