I lavori in casa secondo la Corte di Cassazione



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La recente Corte di Cassazione, con la sentenza 42465/2010,
afferma, o meglio, conferma, che il proprietario di un immobile risulta a pieno titolo committente del lavoro e garante delle condizioni di salute e sicurezza anche per piccoli lavori in casa effettuati da lavoratori autonomi.

I giudici di Cassazione hanno così respinto il ricorso contro le sentenze di primo e secondo grado che disponevano una pena di otto mesi di reclusione per il proprietario di un appartamento considerato responsabile della morte di un operaio contattato per dipingere i soffittio.
La vittima, senza cintura di sicurezza e senza casco, lavorando su assi inchiodate, raggiungibili con una scala e prive di parapetto, era precipitata da oltre 3 metri.

Che cosa vuol dire:
Capita che per risparmiare per piccoli lavori in casa si chiami un artigiano invece di una impresa.
La sentenza smentisce il principio di diritto che considera il lavoratore autonomo unico responsabile della propria sicurezza.

In questo caso, se si verifica un infortunio, il proprietario ha delle responsabilità penali, esattamente come il committente dei lavori nei confronti di una impresa, piccola o grande che sia.

Va da sè che non tutti hanno le dovute conoscenze per sovrintendere alle dovute norme di tutela e sicurezza prescritte per i lavoratori, per cui sarebbe opportuno:

- affidarsi sempre a lavoratori di comprovata professionalità;
- controllare che adottino vestiario e comportamenti sicuri.
- affidare, dove possibile, la supervisione dei lavori della propria casa ad un professionista preparato.




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