Lettera aperta al Ministro Brunetta


relativity

Il disegno di legge in materia di semplificazione dei rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione, prevede all'art 7 che si possano realizzare senza ricorrere a un tecnico Interventi di manutenzione straordinaria che non riguardino parti strutturali degli edifici.

Nella Manutenzione Straordinaria ricade un po' di tutto, dalla sostituzione degli infissi alla risuddivisione interna di un appartamento; se fosse approvata sarebbe molto pericoloso, chi verificherebbe che il rispetto delle varie norme per es d'igiene? Chi si dovrebbe prendere la briga di fare le necessarie variazioni catastali? Dove va a finire il 36% di agevolazione? Le assicurazioni pagherebbero comunque in caso di difformita' con le piante ufficiali? L'abuso edilizio, che attualmente è un reato penale verrebbe depenalizzato?

Inoltre sembrerebbe che la colpa delle lungaggini burocratiche sia del tecnico!

Ma soprattutto, a cosa dovrebbe servire?!


Ad abbreviare i tempi?
per questo non c'è bisogno di eliminare il progettista quanto di semplificare e diminuire le richieste di documentazione delle PA

Ad accorciare le file agli uffici pubblici?
Nessuno sarebbe più contento dei tecnici, ma per quello esistono già fior di strumenti informatici

A far risparmiare il cittadino?
Questa è sicuramente l'aspettativa di molti... che purtroppo però è infondata!
Affidarsi ad un progettista che non solo svolga le pratichette ma si occupi anche di redigere computi per scegliere l'impresa può far risparmiare molto più del costo della parcella da pagargli!
(si, anche in una modesta ristrutturazione d'interni)

Di seguito riportiamo la lettera aperta al ministro Brunetta preparata da Amate l'architettura


 
Prof. Renato Brunetta
Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione
Palazzo Vidoni
Corso V. Emanuele II 00186 Roma


Gentile Ministro,
Siamo seriamente preoccupati dall’art. 7 del DDL in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese …, si sostituisce l’art. 6 del Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione
straordinaria.

Siamo i primi ad affermare che bisogna combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione, ma la strada giusta sicuramente non è quella di eliminare la certificazione del tecnico.

La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, ma il governo ritiene che tutti i proprietari di immobili siano in grado di stabilire se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio o meno ?

Le ricordo che il noto prof. Michetti, (uno dei più grandi strutturisti italiani), diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati”, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo.

Il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 causò la morte di 27 persone, qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato, che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, ma la politica ha deciso che non
serviva, i cittadini bisognerebbe tutelarli da vivi non piangerli da morti.
Ora si vuole andare oltre, liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori. Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e Le ricordo che non vogliamo fare una difesa corporativa della nostra categoria, ma esprimiamo la nostra reale preoccupazione per difendere la sicurezza di noi tutti.

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che: “l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disciplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche”; chi può, secondo Lei, stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico?

Certi della Sua sensibilità per le problematiche esposte, la ringraziamo per l’attenzione e siamo in attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti

amate l’architettura
Movimento per l’architettura contemporanea
info@amatelarchitettura.com
www.amatelarchitettura.com

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Decalogo del WWF sugli edifici "verdi"


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Il Primo requisito di un edificio ‘ecologico’ è... Che sia indispensabile!

Inizia così il decalogo WWF per distinguere l’architettura davvero sostenibile da quella che si attribuisce il titolo per moda o interessi di mercato, ma che spesso di verde ha soltanto la facciata. Ma un edificio ecologico deve essere anche efficiente dal punto di vista energetico, pensato specificamente per il luogo in cui sorge, costruito con materiali appropriati e finalizzato al benessere della comunità.

Tutto ciò innanzitutto cambiando le esigenze a monte, tramite una riduzione della domanda di costruito e un aumento della sua qualità ambientale. E poi tramite la diffusione di pratiche, materiali e tecnologie appropriate, gestibili direttamente dalle comunità locali.

Ecco quindi i dieci requisiti che un edificio davvero ecologico deve avere, per non confondersi con la schiera di progetti ‘verdi’, ‘ecologici’, ‘sostenibili’ più o meno sinceri, di cui l’architettura moderna spesso si fregia:

1) la sua costruzione sia indispensabile
2) sia adeguatamente localizzato
3) sia specifico per una località
4) recuperi o riqualifichi l’esistente
5) riduca al minimo le dimensioni
6) usi materiali a basso impiego di energia, salubri e a basso impatto
7) riduca il bisogno di energia
8) dia un ruolo attivo nella progettazione agli abitanti
9) esprima la capacità sociale del costruire
10) sia finalizzato al benessere della comunità


Fonte: WWF



Il procedimento della Denuncia di Inizio Attivita' (DIA)


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Di seguito e' riassunto il procedimento burocratico per le opere da svolgersi per cui e' richiesta la DIA.

E' importante capire che tale processo e' legato alla discrezionalita' del singolo tecnico di ogni ufficio comunale, per questo e' buona norma consultare un tecnico PRIMA di decidere i lavori da svolgere, in modo da poter capire quali sono fattibili e quali invece creerebbero problemi di approvazione.

Almeno 30 giorni prima dell'effettivo inizio dei lavori -
il proprietario dell'immobile o chi ha titolo presenta allo sportello la denuncia, accompagnata da:

  • gli elaborati grafici che mostrino lo stato di fatto dei luoghi e le trasformazioni che si intendono fare le opere da realizzare (ante e post operam)
    completo di stralcio del PRG, estratto catastale e visura catastale.
  • una relazione firmata e timbrata di un progettista abilitato, che attesti (asseveri) la conformità agli strumenti urbanistici approvati ed ai regolamenti edilizi, igienico-sanitari e alle norme di sicurezza vigenti
  • l'indicazione dell'impresa cui si intendono affidare i lavori accompagnata dal documento d'iscrizione alla camera di commercio e dal Documento Unico di Regolarita' Contributiva (DURC)
  • l'indicazione del direttore dei lavori

    Se l'immobile e' sottoposto a un vincolo il termine di 30 giorni decorre dal rilascio del relativo atto di assenso.
    Se il vincolo non e' di competenza della amministrazione comunale, questa convoca una conferenza di servizi. I 30 giorni decorrono dall'esito della conferenza. Qualora non sia favorevole, la richiesta non viene accettata.
    Si puo' ripresentare la denuncia, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme e quindi farla accettare.

    La DIA e' valida per 3 anni, allo scadere, la realizzazione della parte non ultimata e' subordinata a nuova denuncia

    Ultimato l'intervento, il progettista o un tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo, che va presentato allo sportello unico, con il quale si attesta la conformita' dell'opera al progetto presentato.

    Contestualmente presenta ricevuta dell'avvenuta presentazione della variazione catastale e le eventuali modifiche del classamento.


  • Strati di Luce: gli Oled



    Nel giro di pochi anni, per la gioia dei designer e degli architetti, le tradizionali fonti di luce potrebbero essere soppiantate (per ora, integrate...) con schermi piatti pieghevoli e fogli di plastica luminosi.
    Tutto ciò grazie alla tecnologia Oled (Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico ad emissione di luce).
    Questo specifico tipo di LED, a base organica, sono composti da strati di polimeri elettroluminescenti, come il polifluorene e il polifenilene-vinilene, dove le molecole sono composte da carbonio, da cui la definizione di organico.
    A causa della natura monopolare di questi strati di materiale organico, che conducono corrente solo in una direzione, comportandosi in modo analogo a un diodo, questi emettono luce se sottoposti a corrente elettrica; di qui il nome di O-LED, per similitudine coi LED.
    Gli schermi OLED, presentano numerosi vantaggi rispetto all'illuminazione tradizionale: non avendo bisogno di essere retroilluminati, presentano una luminosità maggiore e possono essere guardati da qualsiasi angolazione.

    Di solito, gli strati organici sono in grado di emettere solo luce bianca, ma con opportuni drogaggi (di composti elettrofosforescenti) è possibile renderli in grado di emettere luce rossa (drogante fluorescente a base di perilene dicarbossammide), verde (cumarina) o blu (β - DNA) (RGB): essendo questi i colori primari, è possibile combinarli per produrre tutti i colori dello spettro visibile, in modo analogo a quanto accade in qualunque display a colori: ogni punto di un'immagine è costituito da 3 microdisplay affiancati, che producono luce rossa, verde e blu; visto da lontano, ogni elemento composto da tre microdisplay appare all'occhio umano come un singolo punto, il cui colore cambia secondo l'intensità della luce di vari colori emessa dai singoli microdisplay.
    La Universal Display Corporation, tuttavia, ha recentemente annunciato di aver realizzato un differente tipo di display, in cui i tre microdisplay di ogni elemento sono sovrapposti anziché affiancati, il che permette un notevole incremento della risoluzione.
    Un display OLED è composto da vari strati sovrapposti: su un primo strato trasparente, che ha funzioni protettive, viene deposto uno strato conduttivo trasparente che funge da anodo; successivamente vengono aggiunti 3 strati organici: uno per l'iniezione delle lacune, uno per il trasporto di elettroni, e, tra di essi, i tre materiali elettroluminescenti (rosso, verde e blu), disposti a formare un unico strato composto da tanti elementi, ognuno dei quali formato dai tre microdisplay colorati. Infine, viene deposto uno strato riflettente che funge da catodo.
    Nonostante la molteplicità di strati, lo spessore totale, senza considerare lo strato trasparente, è di circa 300 nanometri.

    Tuttavia a tutt'oggi la tecnologia OLED presenta ancora dei limiti. Il costo, ancora proibitivo e la durata, a causa di una vita media nettamente inferiore a quella delle tecnologie degli schermi a cristalli liquidi e al plasma già sul mercato.
    Infatti, mentre la durata media di pannello LCD o PLASMA (riferito alla vita delle lampade) è di circa 60.000 ore, attualmente la vita media di un pannello OLED è stato al massimo di 5.000 ore.
    (Fonte: Wiki)



    Programma di Riqualificazione degli Immobili Agricoli (PRIA)



    PRIA


    Oggi,giovedì 19 novembre, si è tenuto un incontro informativo presso il III dipartimento, lungotevere de' Cenci N.5

    L'Assessore al Patrimonio, alla Casa e ai Progetti speciali, Antoniozzi, ha presentato il piano che mira ad agevolare quei proprietari di immobili agricoli dismessi o sotto utilizzati, incoraggiando nuova occupazione, recupero paesaggistico e messa in sicurezza dei fondi dell'agro Romano.
    Andrea Virgili ha dato la disponibilità di Confagricoltura a mettere in contatto onlus e associazioni con eventuali proprietari interessati agli interventi di recupero.

    Il comune prevede la possibilità di creare nuovi alloggi, una parte dei quali però dovranno essere affittati a canone agevolato per 10 anni, un'altra possibilità è quella di creare una struttura agrituristica

    link alla pagina del III dipartimento con il bando da scaricare
    - clicca qui



    Notizie espresse di architettura e lighting design - invito


    espresso

    E' iniziata oggi la pubblicazione della newsletter!
    Con cadenza quindicinale invieremo aggiornamenti espressi dedicati al mondo dell'architettura, normativa e illuminazione architettonica.

    Fin dai primi numeri abbiamo intenzione di affrontare il tema del corretto approccio all'illuminazione di interni
    al momento stiamo affrontando alcuni problemini con i filtri antispam >:@

    per iscriversi compilare il modulo



    Guida: Come aprire un'attività AgriTuristica a Roma



    La città di Roma che si caratterizza anche come la capitale europea con la più alta estensione di terreno agricolo, vive una rapida evoluzione ed espansione del turismo rurale e del fenomeno dell'agriturismo.

    Pur di fronte ad un'economia nazionale ed internazionale che ancora presenta molti aspetti critici, l'offerta del turismo rurale, in particolare dell'agriturismo, è in costante crescita parallelamente alla notevole modifica della sua domanda.

    L'offerta è sempre più qualificata, con la presenza di aziende agricole sempre più grandi a conduzione aziendale, con attività diversificate e valorizzazione del territorio e delle sue specificità.

    La domanda, non è più rappresentata da un gruppo ristretto alla ricerca di tradizioni e buona tavola, ma da svariati turisti tra cui molti stranieri, che ricercano la personalizzazione dei servizi, gli incontri più autentici, il contatto con la natura e la molteplicità di esperienze, quasi a ricostruire l'identità del turista stesso.

    Il patrimonio rurale, sta coniugando alla produzione agricola la valorizzazione dell'edilizia rurale tradizionale, la gestione del territorio e dell'ambiente, rispondendo all'emergente "turismo allargato", inteso come ricettivo, beni culturali, ristorazione, ambiente. Al "nuovo turista", si offre così, non un singolo servizio, ma servizi multifunzionali con un'intera area di destinazione, unendo un ricco patrimonio di conoscenze con storia, archeologia, natura ed eno-gastronomia.

    Tuttavia occorre ancora sviluppare più ampiamente il concetto di living culture, cioè un turismo rurale come momento di vita della cultura dei luoghi rurali, contribuendo al rafforzamento del turismo come volano dell'economia romana.

    In una logica di sistema turistico locale, con la creazione di opportune reti locali attraverso le iniziative dei singoli operatori e l'integrazione con il turismo dell'area centrale di Roma, si tenta di raggiungere il difficile obiettivo di far divenire Roma un "polo privilegiato", realizzando e migliorando le infrastrutture e le reti informative a
    favore del settore turistico ed agrituristico.

    Per questo è veramente fondamentale l'interazione tra industria del turismo, la città e i viaggiatori. Tutti noi attori, turisti, comunità, istituzioni e rami di attività, insieme ed autonomamente ognuno con il proprio ruolo, dobbiamo impegnarci per identificare, anticipare e soddisfare le specifiche richieste dei diversi settori (religioso, congressuale, sportivo, didattico ecc) dei milioni di turisti che ogni giorno arrivano nella nostra città.

    Senatore Mauro Cutrufo
    Vice Sindaco

    per accedere alla documentazione online QUI

    FONTE: Comune di Roma



    CASA MORENA - il bagno - work in progress (2)


    Eccoci al secondo appuntamento con il progetto di Casa Morena.
    Finalmente i dettagli a scala più alta del bagno!

    I proprietari hanno deciso per la più classica delle soluzioni proposte*
    il bagno di fronte alla scala a dividere la zona notte da quella giorno, che ne guadagna in regolarità seppure non in originalità.

    Il pavimento sarà realizzato con parquet in rovere, posato a 45°; il rivestimento sarà invece in basaltina, tagliata in lastre di 30 x 60 cm per il bagno, ed in tozzetti 10 x 10 cm per l'interno della doccia, chiusa da una doppia antina in cristallo.
    Il piano lavabo in legno, come le mensole dell'armadio a giorno, a richiamare il parquet della pavimentazione.
    I sanitari proposti sono di produzione Flaminia, serie MiniLink.

    *vedi il post precedente



    ROMA: Risparmio energetico e bioedilizia, nuove regole



    Approvate dalla Giunta comunale le variazioni e le integrazioni al Regolamento Edilizio Comunale per il risparmio energetico e l'utilizzo di fonti rinnovabili di energia, regole valide per tutti gli edifici pubblici e privati di nuova edificazione e per quelli in fase di ristrutturazione complessiva, come da normativa nazionale e regionale.

    Secondo i nuovi canoni ogni edificio dovrà essere dotato di impianti energetici alimentati da fonti di energia rinnovabili, come pannelli fotovoltaici o piccoli generatori a pale eoliche; l'acqua calda verrà fornita, almeno per il 50%, da fonti di energia rinnovabili (pannelli solari), e ogni appartamento dovrà produrre energia rinnovabile commisurata ai mq. della superficie. Inoltre, ogni nuovo edificio sarà provvisto di serbatoi interrati per la raccolta d'acqua, da riutilizzare poi per impieghi condominiali.

    Negli spazi comuni (ingressi, androni, pianerottoli), verranno realizzati impianti per il risparmio energetico, come interruttori crepuscolari dotati di timer. Se poi le nuove costruzioni adottassero criteri costruttivi quali la costruzione di muri più spessi per trattenere maggior calore o l'installazione di serre solari sul tetto, non saranno dovuti gli oneri concessori per la realizzazione (scomputo della sul, superficie utile lorda).

    "Si tratta – ha sottolineato l'assessore all'Ambiente Fabio De Lillo – di un passo in avanti fondamentale sul fronte del risparmio energetico. Queste regole fanno sì che tutta la nuova edilizia ruoti intorno alle fonti di energia rinnovabili. L'approvazione in Giunta di un regolamento edilizio che vincoli la costruzione di nuovi edifici al risparmio energetico era una delle assolute priorità che ci eravamo posti all'interno del progetto che stiamo portando avanti per far diventare Roma la città del sole".

    FONTE: Comune di Roma



    Detrazione 55% anche per le porte d'ingresso


    detrazioni per le ristrutturazioni


    Nelle faq dell'Enea si specifica che la detrazione del 55% può essere applicata anche alle spese per la sostituzione della porta di ingresso, a condizione che sia rispettata la stessa trasmittanza termica delle finestre comprensive di infissi.

    Il DPR 59/2009 prevede che, per tutte le categorie di edifici, il valore massimo della trasmittanza delle chiusure apribili deve rispettare i limiti di legge.
    Quindi, poiché il DPR 59/2009 equipara la trasmittanza delle porte e delle finestre, anche ai fini delle detrazioni per la sostituzione di porte deve essere rispettata la trasmittanza relativa alle finestre, indicata nelle tabelle di cui all’Allegato B del DM 11 marzo 2008.

    La detraibilità si estende anche genericamente a vetrine non apribili, ma è escluso il portone del box auto dato che uno dei requisiti indispensabili è che sia un locale riscaldato.

    - le faq Enea



    LA GIUNTA REGIONALE DELL'UMBRIA DEFINISCE PREMIALITÀ PER INTERVENTI DI RECUPERO ED RIVITALIZZAZIONE NEI CENTRI STORICI



    La Giunta Regionale dell’Umbria ha emanato le disposizioni di indirizzo per il calcolo delle premialità per gli interventi volti al recupero ed alla rivitalizzazione dei centri storici.

    Le disposizioni approvate dalla Giunta e recentemente pubblicate sul BUR (n. 46 del 14/10/2009) rappresentano un essenziale strumento di attuazione di quanto previsto dalla L. R. 12/09 “Norme per i Centri Storici”.

    “Garantire la rivitalizzazione dei centri storici dell’Umbria, la loro riqualificazione e valorizzazione, incentivando gli interventi di recupero edilizio anche associati a premialità di carattere urbanistico o rivolte ad incentivare l’offerta di servizi, rappresenta la filosofia ispiratrice della legge regionale sui centri storici” ha affermato l’assessore regionale ai centri storici Silvano Rometti.
    La Legge individua le azioni e gli strumenti per garantire la rivitalizzazione, la riqualificazione e la valorizzazione dei centri storici, attraverso strumenti innovativi quali gli Ambiti di Rivitalizzazione prioritaria (ARP) e il “Quadro Strategico di Valorizzazione” (QSV), la definizione di misure e criteri di incentivazione per gli interventi di recupero anche associati a meccanismi e normative premiali sia in termini urbanistico-edilizi che volti a incentivare l’offerta di servizi.
    “Il provvedimento – ha aggiunto l’assessore – ha determinato i relativi coefficienti per determinare la superficie utile coperta premiale in modo di incentivare gli interventi di recupero nei piccoli centri che costituiscono il tessuto storico della regione e che finora sono stati interessati in misura limitata da interventi di riqualificazione o laddove il valore delle abitazioni civili in stato di conservazione normale risulti di entità minore rispetto a quelli accertati dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio”.
    “Non a caso – evidenzia l’assessore Rometti - l’atto privilegia interventi su destinazioni d’uso residenziali e commerciali che rappresentano gli aspetti prevalenti nel centro storico, soprattutto nei piccoli nuclei”.
    Si prevedono comunque, seppur in misura inferiore, premialità per il recupero di edifici destinati ad attività di artigianato, di servizio e quelle ricettive. Allo stesso modo sono sostenuti interventi relativi ad una maggiore dotazione infrastrutturale, come i parcheggi, o opere inerenti l’edilizia monumentale, atipica o storico–produttiva.

    La Riqualificazione Urbana è finalizzata al miglioramento della qualità della vita negli ambiti urbani e nei centri storici, e a promuovere lo sviluppo economico-sociale e la competitività del territorio su cui agisce.

    L’attuale politica di Riqualificazione Urbana, in Italia, muove le mosse dalla crisi del modello di sviluppo della “città” attuato fino agli anni ’80 e caratterizzato dall’espansione urbana e da un’offerta edilizia prettamente quantitativa, priva di servizi e monofunzionale di fronte all’emergere, in quegli anni e nei successivi anni ’90, di nuovi bisogni di qualità del costruito e di efficienza economica e infrastrutturale.



    In questo contesto nascono i Programmi Complessi (Programmi di Recupero Urbano, Piani Integrati di Intervento, Programmi Urbani Complessi, Contratti di Quartiere), strumenti operativi di programmazione economica e territoriale, per la rigenerazione dell’ambiente urbano, per ridurre il degrado dei centri storici, delle città, per la rifunzionalizzazione delle aree produttive dimesse, per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e per la realizzazione di un buon livello della qualità infrastrutturale, rafforzando il sistema di funzioni e servizi in genere anche privati.



    I programmi complessi si caratterizzano anche per la pluralità delle risorse pubbliche ad essi destinate e per la partecipazione delle risorse private offrendo in cambio una rapidità nelle scelte e una contrazione dei tempi tra la programmazione e la realizzazione degli interventi.

    La Regione Umbria sin dal 1995 ha promosso programmi di riqualificazione urbana, ma soltanto dopo l’entrata in vigore della Legge regionale n. 13/97, con i Programmi Urbani Complessi (PUC), si è assistito ad un interesse crescente dei Comuni e degli operatori privati, che è andato ben oltre ogni più ottimistica previsione.

    La Legge regionale 13/97 in Umbria è stata la capostipite di una serie di atti e regolamenti volti a migliorare l’utilizzo e la qualità dei Programmi, tale evoluzione si completa con l’entrata in vigore della L.r. n. 23/03 che detta norme per il riordino in materia di edilizia residenziale pubblica, stabilendo tra l’altro che le politiche abitative si integrano con quelle di riqualificazione urbana promosse dai comuni e concorrono prioritariamente al recupero del patrimonio edilizio esistente, anche non occupato, in particolare nei centri storici.


    Fonte: Regione Umbria



    un nuovo modo di vivere, il CO-HOUSING





    Il cohousing non è un utopia ma l’esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere in una comunità residenziale a servizi condivisi.

    Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.

    Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.

    Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata - alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi).

    La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.

    10 ASPETTI DEL CO-HOUSING

    1. PROGETTAZIONE PARTECIPATA
    I futuri abitanti partecipano direttamente alla progettazione del “villaggio” in cui andranno ad abitare scegliendo i servizi da condividere e come gestirli

    2. VICINATO ELETTIVO
    La comunità di cohousing sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, che scelgono di formare un gruppo promotore e si condolidano con la formazione di una visione comune condivisa.

    3. COMUNITÀ NON IDEOLOGICHE
    Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, cosi’ come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa

    4. GESTIONE LOCALE
    Le comunità di cohouser sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni.

    5. STRUTTURA NON GERARCHICA
    Nelle comunità di co-housing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone) ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base del consenso

    6. SICUREZZA
    Il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani

    7. DESIGN E SPAZI PER LA SOCIALITÀ
    Il design degli spazi facilita lo sviluppo dei rapporti di vicinato e incrementa il senso di appartenenza ad una comunità

    8. SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
    La formula del co-housing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti

    9. PRIVACY
    L’idea del co-housing permette di coniugare i benefici della condivisione di alcuni spazi e attività comuni, mantenendo l’individualità della propria abitazione e dei propri tempi di vita.

    FONTE:



    GUIDA ALLA RISTRUTTURAZIONE...STEP BY STEP


    1. Ai nostri clienti, già al primo colloquio, chiediamo una definizione dei propri obiettivi e delle proprie necessità, insomma che cosa vogliono ottenere ristrutturando la propria casa, funzioni, ambienti, stili...al limite fate un elenco per chiarire quello che DAVVERO volete!

    2. E' importante sapere che per ristrutturare (o semplicemente fare un intervento di MANUTENZIONE STRAORDINARIA) va depositata in Comune una pratica edilizia, accompagnata da una Relazione asseverata dal progettista, che può essere nel caso più semplice una DIA (Dichiarazione Inizio Attività); questa oltre ai disegni, comporta la consegna di documenti che provino le leggittimità della proprietà, ad esempio, la verifica della situazione catastale: è buona cosa prepararli se si sceglie di contattare un tecnico e procedere con la pratica.

    3. SCELTA DEL PROGETTISTA: serve un tecnico abilitato, cioè iscritto al proprio Ordine Professionale (architetto, geometra o ingegnere) che firmi e rediga il progetto da presentare in Comune.

    4. Una volta definito il progetto, potete chiedere al progettista che vi rediga un Computo Metrico Estimativo: avrete così un'indicazione tutto sommato precisa delle spese che andrete ad affrontare e potrete darlo da valutare all'impresa (o alle imprese, se ritenete di volerne sentire più d'una...) per farvi fare il prezzo REALE del loro lavoro.

    5. Redatti gli elaborati grafici richiesti e raccolta la domunetazione necessaria, è giunto il momento di consegnare in Comune la pratica edilizia; in caso di DIA, ora bisognerà attendere 30 gg, passati i quali senza alcun intervento del Comune, per la formula del silenzio/assenso, potrete cominciare ii lavori!

    6. E' giusto che ora il proprietario scelga un DIRETTORE dei LAVORI, che può essere anche il progettista, che controlli sul cantiere innanzitutto che i lavori siano fatti a regola d'arte e quindi che l'impresa rispetti gli adempimenti legati alla Sicurezza sul Lavoro.

    7. L'impresa incaricata avrà il compito di apporre il CARTELLO che specifica che tipo di lavori si faranno, in che data, da chi.

    8. Primo passo: demolizione delle tramezzature interne e rimozione di tutti i pavimenti e rivestimenti.

    9. Poi seguirà la costruzione dei nuovi muri divisori, installazione degli impianti, i serramenti esterni; quindi saranno applicati i rivestimenti e le tinteggiature...FINALMENTE vedrete i risultati dei lavori!

    10. Terminati i lavori, avrete 15 gg di tempo per consegnare in Comune il cosìdetto "FINE LAVORI", che presuppone sia stata fatta una VARIAZIONE CATASTALE, per allineare l'intervento realizzato con la situazione dell'immobile in Catasto.



    PIANO CASA: IL GOVERNO BOCCIA FRIULI E LAZIO


    LA SITUAZIONE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

    La legge del Friuli Venezia Giulia impugnata dal governo è la n. 16/2009 recante "Norme per la costruzione in zona sismica e per la tutela fisica del territorio". In questo caso sono illegittime le norme che prevedono che la regione possa concedere deroghe all’osservanza delle norme tecniche per le costruzioni nelle zone sismiche. La regione, infatti, ha sì competenza primaria in materia di urbanistica, ma ha solo competenza concorrente con lo Stato in materia di prevenzione e soccorso per calamità naturali, e non ha competenza in materia di tutela dell'ambiente.
    Un'altra disposizione poi attribuisce al comune la potestà di individuare le aree sicure/pericolose ai fini edificatori o infrastrutturali, compito che, invece, ai sensi del codice dell'ambiente, spetta alle autorità di bacino.


    IL CASO DEL LAZIO


    In questo caso la legge è la n.21/2009 recante “Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale”. La legge è stata bocciata dal governo nelle norme che prevedono l'istituzione obbligatoria di un fascicolo di fabbricato: queste norme, infatti, non servirebbero a incentivare l’edilizia come previsto dal Piano casa, ma al contrario aggraverebbero gli oneri economici e amministrativi. Numerose poi le incoerenze ravvisate dal governo rispetto al dettato costituzionale: i passaggi incriminati violerebbero gli articoli 3 e 97 della Costituzione e sarebbero anche in contrasto con l'art. 23, che prevede una specifica riserva di legge sulle "prestazioni imposte". Le norme contestate sarebbero inoltre in contrasto con gli art. 41 e 42 (diritti di proprietà e di libertà di iniziativa economica) e con l'art. 117, comma 2, lett. l (competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile). Nel caso del Lazio il problema sarebbe particolarmente evidente perché il fascicolo di fabbricato viene richiesto anche nelle ipotesi di edilizia residenziale pubblica, con un conseguente aggravio dei costi.

    UN ACCORDO GOVERNO-BASILICATA

    Anche nel caso della legge regionale lucana (la 25/2009), il governo aveva contestato l'obbligo di redigere il fascicolo di fabbricato. L’esecutivo ha però rinunciato all’impugnativa fronte alla Corte costituzionale, in cambio di modifiche accordate dalla Regione Basilicata. Un tavolo tecnico fra le amministrazioni interessate e la regione ha portato al superamento delle censure.

    Fonte: Regioni



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    Esistono due scale, la RAL 840 HR per colori opachi, e la RAL 841 GL per colori brillanti. La RAL 840 è stata introdotta nel 1927 con 40 campioni di colore; oggi 30 di questi sono ancora presenti, su un totale di quasi 2000 colori definiti.
    La classificazione RAL è costituita da 4 cifre, che classificano i colori in ordine di rilevanza (ad esempio, i 3xxx sono dei rossi, e così via).

    RAL, in origine ACRONIMO di Reichsausschuss für Lieferbedingungen (Comitato del REICH Tedesco per termini e condizioni di vendita, istituito nel 1925 dalla Repubblica di Weimar, oggi è un termine oggi usato quasi esclusivamente per definire una Scala di colori normalizzata.
    Fonte: Wikipedia



    Una casa larga un metro!!!






    In Brasile una donna è riuscita a creare una casa larga un metro, composta da 2 camere, 1 cucina e un bagno e veranda. La prima volta che ha fatto domanda al comune è stata rifiutata, ma alla fine è riuscita a costruire la sua casa, che per la sua particolare architettura ha reso un luogo turistico in questo paesino brasiliano di 12 mila persone!



    Presentazione DIA solo a parcella pagata


    Misure di sostegno ai liberi professionisti tecnici

    Federarchitetti ha chiesto al Governo, attraverso l'invio di una lettera sulle misure da attuare a sostegno dei giovani professionisti, nell'ambito della riforma delle professioni auspicata, di sostenere misure di tutela per le professioni tecniche.
    Inoltre propone di inserire uno specifico emendamento nella Finanziaria 2010, che preveda all'atto di consegna di DIA, concessione edilizia o permesso di costruire, di allegare fra le varie documentazioni, una lettera liberatoria da parte del professionista che testimoni la corresponsione degli onorari in relazione alla prestazione svolta.

    Precisamente:"...nelle istruttorie relative alle concessioni e permessi di costruire, ivi incluso le D.I.A., le documentazioni prevedano lettera liberatoria del professionista sull'avvenuta corresponsione degli onorari professionali, relativamente alla prestazione inclusa negli atti da approvare richiesti dall'Ente".



    L'immagine dell'architetto




    L. Hellman, l'immagine dell'architetto (da Progressive Architecture, 12, 1990, p. 94)

    l'immagine è tratta dalle lezioni dell'arch Paolo Bettini - progettisti si diventa - di cui consiglio caldamente la lettura!